• LA MIA VEGGENZA: ORE 8:55 MIA NONNA E' ANCORA SOTTO ESAME AUTOPTICO...PREVEDO COMA IPEROSMOLARE/IPEROSMOTICO

    La mia povera nonna è ancora sotto i ferri. Morta il 23 maggio hanno aspettato fino a ieri prima di cominciare con l'esame autoptico. Oramai era in stato di saponificazione. Non ho osato andarla a trovare, il mio stomaco è fragile e la mia emotività ancor piu' esorbitante. Preferisco scrivere queste poche righe nello stupido tentativo forse di tenerla ancora in vita, nella ricerca di una sorta di vendetta divina. Tutti devono sapere cosa succede all'ospedale di Saronno ( Va).

    Non tutti i reparti sono cosi' decadenti e devastati dalla presenza di medici e infermieri incompetenti; per esempio quello di cardiologia è fenomenale, ma è forse l'unico in tutta l'azienda.

    La mia nonna, ripeto era affetta da diabete da anni e anni ma non presentava problemi di sorta. L'hanno lasciata senza bere e senza mangiare per giorni. L'abbiamo ritrovata dimagrita, disidratata e in stato comatoso. Vomitava, sudava. Prima di morire ha avuto la febbre a 39°.

    Mi sono fatta un giro in rete e ho trovato questi interessantissimi articoli che, secondo me, sono la risposta all'assurda morte della mia cara e dolcissima nonnina. Pomeriggio avremo, credo, i risultati delle analisi, vediamo se indovino.

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    Il rischio iperosmolarità

    In mancanza di interventi iperglicemia e disidratazione possono portare a un grave scompenso: l'iperosmolarità. E interessa soprattutto le persoen anziane anche non insulinotrattate, e nei casi più gravi porta al coma.

    Si chiama coma iperosmolare, ed è l'estrema conseguenza di due condizioni note alla persona con il diabete: l'iperglicemia e la disidratazione. «Al contrario del coma chetoacidosico, che è sempre più raro e dal quale nella stragrande maggioranza dei casi il paziente esce senza danni, il coma iperosmolare è una situazione meno rara ed estremamente critica», afferma Francesco Vitale direttore del dipartimento di Scienze endocrine metaboliche e nutrizionali dell'Ospedale San Carlo di Potenza, «che può verificarsi in teoria non solo nel paziente insulinodipendente ma anche in quello trattato con farmaci orali».

    Una semplice iperglicemia
    Di cosa si tratta? Molti sanno che, quando il glucosio supera una certa concentrazione nel sangue, detta ‘soglia renale' (180 mg/dl) i reni iniziano a espellerlo nelle urine. Insieme al glucosio i reni devono espellere molti liquidi. Da qui il primo sintomo dell'iperglicemia, la poliuria, cioè la tendenza a urinare assai spesso e copiosamente.
    «Una iperglicemia di questo tipo può avere una causa semplice», nota Vitale che presiede la Sezione Basilicata della Associazione Medici Diabetologi, «quale l'aver tralasciato una o più volte l'assunzione del farmaco orale o dell'insulina. Più spesso all'origine c'è una terapia a base di cortisonici o altre sostanze iperglicemizzanti oppure l'effetto di una malattia intercorrente».
    Per fortuna il processo che porta dall'iperglicemia al coma iperosmolare può durare diversi giorni ed è facilissimo da interrompere. In una prima fase l'iperglicemia può essere relativamente moderata, diciamo fra i 250 e i 400 mg/dl. Se il paziente la misurasse e ricostituisse le scorte di liquido perdute bevendo qualche semplice bicchiere d'acqua tutto andrebbe a posto.
    Non a caso un classico sintomo dell'iperglicemia, è proprio la sete. «È il riflesso naturale che scatta quando le riserve di liquido dell'organismo si riducono. Purtroppo nell'anziano lo stimolo della sete è spesso ridotto o inesistente», ricorda Vitale «e i liquidi persi non sono reintegrati. Il paziente si disidrata lentamente, quasi senza accorgersene». L'iperglicemia in mancanza di interventi cresce oltre i 600 mg/dl (a volte oltre 1000 1200 mg/dl). l'anziano a questo punto prova una sensazione di forte stanchezza e di sonnolenza. Spesso non è in grado di alzarsi o chiedere aiuto. «In una persona molto anziana, purtroppo questi sintomi non attirano l'attenzione che meriterebbero», nota Vitale. A questo punto tutti i tessuti dell'organismo si privano di acqua per tentare di compensare la disidratazione. A livello cerebrale questo ‘sacrificio' comporta sopore, disorientamento fino al coma vero e proprio. La pressione scende e il battito del cuore aumenta.

    In pericolo gli anziani che vivono da soli
    «Visto che il paziente perde prima lucidità e poi coscienza, il ruolo di parenti, figli, o amici è centrale. Parliamo di figli perché l'iperosmolarità caratterizza la persona anziana (diciamo dai 75 anni in su) e, visto che occorrono molte ore, direi diversi giorni per arrivare a degli esiti gravi, possiamo affermare che a rischiare il coma iperosmolare è soprattutto l'anziano che vive da solo», sottolinea Vitale. ( O quello lasciato all'incuria dai medici e paramedici di Saronno, aggiungo io!)
    Cosa può fare il parente o l'amico che ‘passa a trovare' l'anziano diabetico? «Se ha anche solo il sospetto che qualcosa non funziona, può fare una glicemia o immergere uno stick nelle urine del paziente. Se i valori sono alti e il paziente non è ancora in stato di incoscienza si può cercare di farlo bere. Lentamente, perché in questa fase si rischia il vomito. Se vomita o è entrato in uno stato di sopore dal quale non si risveglia, oppure si risveglia chiedendo: “dove sono ?”, o addirittura non riesce a esprimersi, significa che la situazione è grave. Bisogna chiamare immediatamente una ambulanza e trasferirlo al Pronto Soccorso ( eh, come no!) del più vicino ospedale dotato di un buon Servizio ( Si certo, evitate Saronno!) di diabetologia o un reparto di Endocrinologia e nel frattempo preavvertire il diabetologo curante», conclude l'endocrinologo di Potenza.

    Coma iperosmolare

    E' questa una complicanza acuta del diabete più rara, che insorge prevalentemente in diabetici di tipo 2 in età avanzata. Tale complicanza è di solito scatenata da una malattia infettiva intercorrente dalla sospensione della terapia, dall'uso incontrollato di farmaci che aggravano l'iperglicemia (diuretici o cortisonici).
    L'iperglicemia è molto grave, oltre i 600 mg/dl (a volte oltre 1000 mg/dl) e la sintomatologia è caratterizzata da anoressia e vomito, tachicardia, riduzione della pressione arteriosa, compromissione dello stato mentale che va dalla confusione al coma.
    La grave poliuria, come abbiamo già visto è responsabile della disidratazione. La complicanza è molto grave e necessita di immediata ospedalizzazione, per i pericoli immediati che possono insorgere a causa della disidratazione e degli elevatissimi livelli glicemici.

     

    Ipoglicemie acute - Coma ipoglicemico

    Sono entrambi manifestazioni di una grave riduzione della glicemia, al di sotto di 60 mg/dl (30-60 mg/dl). L'organismo ha bisogno di mantenere un livello di glucosio circolante adeguato, specie per il fatto che alcuni organi, come il cervello, utilizzano questo zucchero come carburante "esclusivo". Non è un caso che le gravi riduzioni della glicemia esitano principalmente in manifestazioni di tipo neurologico.
    Il bilancio tra il glucosio circolante e l'insulina disponibile viene alterato da situazioni come lo stress, il vomito, un'attività fisica inconsueta, la mancanza di alimentazione (ritardo dell'ora del pasto, nausea). Vi può essere un'eccessiva assunzione di insulina o di ipoglicemizzanti orali in rapporto al quantitativo di cibo ed attività fisica. Un tempo l'errore di dosaggio, con le insuline pronta e lenta da miscelare insieme, era più frequente: oggi l'uso di miscele già preparate e delle pratiche penne per iniettarle ha ridotto notevolmente la possibilità di tale errore.
    Altre cause di squilibrio che conducono all'ipoglicemia sono: la variazione della risposta all'insulina rispetto alla terapia durante il ricovero o extra-ospedaliera (abitualmente la quantità di insulina somministrata in un trattamento intraospedaliaro può essere eccessiva quando il paziente viene poi dimesso), la falsa sicurezza che possono dare gli ipoglicemizzanti orali (il paziente assume più pillole, magari dopo pasti abbondanti, per "recuperare" lo strappo alla regola), la presenza di malattie epatiche o renali, che alterano il processo di "smaltimento" del farmaco orale e ne prolungano l'azione ipoglicemizzante.

    A prescindere dalla causa scatenante, i segni più caratteristici dell'ipoglicemia acuta sono:

    • senso di fame improvvisa, sudorazione profusa, fredda e senza apparente motivo, tachicardia, tremore diffuso
    • dolori addominali, associati o no a diarrea, formicolii alle labbra, contrazione di muscoli isolati sotto forma di tic, annebbiamento o sdoppiamento della vista, cefalea, confusione mentale

    Questo corteo di sintomi è generato da due fattori: le prime manifestazioni sono dovute ad una reazione dell'organismo che cerca di contrastare l'ipoglicemia attivando la produzione di ormoni controregolatori iperglicemizzanti (catecolamine, cortisolo), mentre i sintomi più avanzati a carico del sensorio sono il risultato di una sofferenza cerebrale generata dall'ipoglicemia.

    A volte i sintomi sono più sfumati, insidiosi, ed è importante che i familiari o le persone a contatto con il diabetico siano istruiti a riconoscerli. Il paziente può manifestare uno stato di agitazione psicomotoria, con irascibilità del carattere e cambiamenti inspiegabili dell'umore, può presentarsi come assorto, poco rispondente alle sollecitazioni dell'ambiente, pur mantenendo la capacità di eseguire movimenti semiautomatici come guidare o eseguire lavori poco impegnativi.
    Alla prima evidenza dei sintomi riportati è necessario introdurre circa 20 grammi di zucchero che possono essere assunti come: due zollette di zucchero con latte o acqua, 40 g di cioccolata, un cucchiaio di miele, un succo di frutta. Se i sintomi sono più lievi si possono introdurre zuccheri a lento assorbimento, contenuti nel pane, nella frutta, in due-tre biscotti. Non bisogna mai assumere bevande alcooliche che aggraverebbero le crisi ipoglicemiche.

    Lo stato di ipoglicemia viene in genere avvertito dal soggetto con un certo anticipo, ma i sintomi non devono mai essere sottovalutate in quanto prima o poi è possibile che si manifestino direttamente nella forma più grave, il coma, senza alcun avvertimento. Anche la mancanza di un adeguato trattamento può esitare in un aggravamento dei sintomi: il paziente, dapprima vigile anche se scontroso ed offuscato, diviene pallido, completamente bagnato di sudore, le pupille si presentano ristrette (miosi) e possono essere presenti contrazioni muscolari diffuse che simulano un quadro epilettico. E' necessaria l'immediata ospedalizzazione del soggetto per l'infusione di soluzioni di glucosio atte a normalizzare velocemente i livelli della glicemia al fine di evitare i danni cerebrali.

    Abbiamo visto che finché il paziente è cosciente può assumere zuccheri a rapido assorbimento ed arrestare la crisi. Se invece il paziente non è più vigile sarebbe molto utile avere a disposizione una fiala di glucagone (un farmaco iperglicemizzante) iniettabile sottocute come si usa per l'insulina: questa sostanza, determinando una liberazione immediata delle scorte di glucosio dal fegato, può risolvere una grave crisi ipoglicemica. Da qui il suggerimento di tenere a disposizione in casa 1 fiala questo farmaco."

    TRATTO DA http://www.ildiabeteoggi.it/diabete/06-acute.htm


     

     

     


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